Ostia Antica nel Patrimonio Universale dell’Unesco

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Roma, “La valle del Colosseo, il Palatino, la Domus Aurea, le insulae (palazzi) incuneate nel tessuto urbano, palazzi storici, gallerie, musei. Tutto avvolto nella nebbia della folle assenza di qualunque progetto sistematico, non solo nell’ottica del restauro e della valorizzazione, ma della “banale” sopravvivenza dei monumenti. Fra pochi decenni i danni saranno irreversibili. E’ delittuosa questa ignavia di Comune e Stato, totalmente insensibili, indaffarati in azioni finalizzate soltanto alle prebende personali, al mantenimento delle cariche politiche, al varare e approvare progetti inutili, senza alcuna programmazione e studio di fattibilità. Sono indignato. La Roma abbandonata, con il suo sterminato e prezioso territorio, non è di loro proprietà, seppur malandata e ingombrante, costituisce la memoria storica del mondo. Siamo affidatari temporanei e abbiamo il dovere di conservarla per chi verrà dopo di noi. Per i nostri figli, nipoti, per l’umanità tutta di oggi e domani. L’Amministrazione comunale di Roma, e lo Stato, reiterano un comportamento anticostituzionale, non ottemperando all’art. 9 della Costituzione, uno dei fondanti. Direi, inoltre, che non ottemperano al principio del rispetto della dignità, di cui ognuno di noi ha diritto, fomentando la crisi morale, che oggi regna sovrana. Togliere ad un uomo o a un ragazzo, il proprio passato, è come togliere le fondamenta ad un palazzo. A Pompei e nel resto del Paese, non sono crollate soltanto le strutture architettoniche, ma i nostri ideali. In un Paese allo stremo come il nostro, è fine prioritario restituire la speranza nel futuro. Qualunque esso sia.

Ormai nessuno crede nel domani immediato. Dobbiamo restituire la fiducia, l’orgoglio di abitare in una Nazione che detiene la quota più alta, nel mondo, di testimonianze artistiche e culturali.  Nei momenti critici della storia universale, ricorrere al radicamento e alla riappropriazione della propria memoria, è stato, a volte, risolutivo. E’ fondamentale togliere all’odierno governo capitolino una città governata con l’arroganza, il cui operato è caratterizzato da politiche in cui l’esistenza materiale e morale del cittadino non ha posto. Roma e Ostia Antica: un parco archeologico di 80 ettari, il più importante del mondo, di cui nessuno parla (il sindaco Marino non sapeva cosa fosse) stanno lentamente morendo. Muoiono fra il disinteresse di politici e funzionari ministeriali, impegnati in lotte meschine. Mi chiedo come mai il Ministero e il Comune non abbiano mai fatto inserire Ostia Antica nel Patrimonio Universale dell’Unesco. Oltre alla valenza artistica e umana, il nostro inestimabile Patrimonio ha un’altra importante potenzialità. Vogliamo contribuire all’economia italiana? Possibile che nessuno ci pensi? Con un impegno di spesa irrisorio rispetto al risultato si potrebbe creare un indotto straordinario. In un museo o in un’area archeologica, potrebbero essere impegnate una grande varietà di figure professionali, risolvendo, in gran parte, il problema dell’occupazione. Forse perché dobbiamo accettare forzosamente il predominio dei famigerati noti concessionari? creati anni orsono con i capitali del Ministero?  Sono inetti? Coinvolgano il mecenatismo privato, come già successo per Della Valle al Colosseo o Hewlett Packard a Ercolano. La città drammaticamente viene considerata “moneta urbanistica”, la città come rendita. Le case invendute non costituiscono un peso per chi le ha costruite, poiché la rendita maggiore è stata ricavata dal mutare la destinazione d’uso dei terreni da agricoli a edificabili. E siamo sempre allo stesso punto: un’ottica miope e nessuno studio di fattibilità, non solo, relativo a Roma, ma anche al territorio che la circonda fondamentale per un corretta gestione del centro. A questo proposito, dopo decenni di speculazione edilizia e la scomparsa di gran parte del tessuto di Roma e la “campagna” romana ormai ridotta a qualche brandello incuneato fra le grandi lottizzazioni, cosa si può ancora fare per conservare ciò che è sopravvissuto?

Il problema non è il costruire, ma la mancanza sistematica di un piano urbanistico, la scarsa qualità degli alloggi, la carenza di infrastrutture e trasporti che porta ad un insostenibile e pericoloso aggravio del traffico e all’emarginazione di chi non può muoversi. Si sono costruite in modo intensivo abitazioni che rimangono vuote, mentre l’emergenza abitativa persiste e porta all’esodo nei centri vicini più vivibili e accessibili economicamente. Per fare un altro esempio di degrado del suburbio ricordiamo quello del” Parco di Veio” di incalcolabile valore ambientale e archeologico che sarà stretto nella morsa del cemento. In modo simile alla Valle dei Templi di Agrigento, dove i Santuari più belli della civiltà magno greca osservano attoniti la brutta città che sembra minacciare la loro stessa sopravvivenza. Qui non è solo la natura che si trasforma in cemento è la civiltà dell’umano vivere che viene cancellata. 

Il Presidente
Massimiliano Metalli

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